venerdì 30 giugno 2023

Film stasera in tv

Alle 21.15 su La7, sarà trasmesso "Fuga da Alcatraz", film del 1979 diretto da Don Siegel.
Girato nella prigione di Alcatraz quindici anni dopo la sua chiusura permanente, il film è tratto dall'omonimo romanzo di J. Campbell Bruce, e narra la vera storia dell'evasione di tre detenuti, Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin, avvenuta nella notte dell'11 giugno 1962.


giovedì 29 giugno 2023

Oriana Fallaci

 La morte di un amore è come la morte d’una persona amata. Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto, lo stesso rifiuto di rassegnarti a quel vuoto. Perfino se l’hai attesa, causata, voluta per autodifesa o buonsenso o bisogno di libertà, quando arriva ti senti invalido. Mutilato. Ti sembra d’essere rimasto con un occhio solo, un orecchio solo, un polmone solo, un braccio solo, una gamba sola, il cervello dimezzato, e non fai che invocare la metà perduta di te stesso: colui o colei con cui ti sentivi intero. Nel farlo non ricordi nemmeno le sue colpe, i tormenti che ti inflisse, le sofferenze che ti impose. Il rimpianto ti consegna la memoria d’una persona pregevole anzi straordinaria, d’un tesoro unico al mondo, né serve a nulla dirsi che ciò è un’offesa alla logica, un insulto all’intelligenza, un masochismo. (In amore la logica non serve, l’intelligenza non giova e il masochismo raggiunge vette da psichiatria.) Poi, un pò per volta, ti passa. Magari senza che tu sia consapevole lo strazio si smorza, si dissolve, il vuoto diminuisce e il rifiuto di rassegnarti ad esso scompare. Ti rendi finalmente conto che l’oggetto del tuo amore morto non era né una persona pregevole anzi straordinaria, né un tesoro unico al mondo, lo sostituisci con un’altra metà o supposta metà di te stesso e per un certo periodo recuperi la tua interezza. Però sull’anima rimane uno sfregio che la imbruttisce, un livido nero che la deturpa e ti accorgi di non essere più quello o quella che eri prima del lutto. La tua energia si è infiacchita, la tua curiosità si è affievolita e la tua fiducia nel futuro s’è spenta perché hai scoperto d’aver sprecato un pezzo d’esistenza che nessuno ti rimborserà. Ecco perché, anche se un amore langue senza rimedio, lo curi e ti sforzi di guarirlo. Ecco perchè, anche se in stato di coma boccheggia, cerchi di rinviare l’istante in cui esalerà l’ultimo respiro: lo trattieni e in silenzio lo supplichi di vivere ancora un giorno, un’ora, un minuto. Ecco infine perché, anche quando smette di respirare, esiti a seppellirlo o addirittura tenti di resuscitarlo. Alzati Lazzaro e cammina.


Oriana Fallaci - Inshallah



Oriana Fallaci

 Ogni responsabilità è della donna, ogni sofferenza, ogni insulto. Puttana, le dite se ha fatto l'amore con voi. La parola puttano non esiste nel dizionario: usarla è un errore di glottologia. Sono millenni che ci imponete i vostri vocaboli, i vostri precetti, i vostri abusi. Sono millenni che usate il nostro corpo senza rimetterci nulla. Sono millenni che ci imponete il silenzio e ci regalate al compito di mamme. In qualsiasi donna cercate una mamma. A qualsiasi donna chiedete di farvi da mamma: perfino se è vostra figlia. Dite che non abbiamo i vostri muscoli e poi sfruttate la nostra fatica anche per farvi lucidare le scarpe. Dite che non abbiamo il vostro cervello e poi sfruttate la nostra intelligenza anche per farvi amministrare il salario. Eterni bambini, fino alla vecchiaia restate bambini da imboccare, pulire, servire, consigliare, consolare, proteggere nelle vostre debolezze e nelle vostre pigrizie. Io vi disprezzo. E disprezzo me stessa per non saper fare a meno di voi, per non gridarvi più spesso:siamo stanche d'esservi mamme. Siamo stanche di questa parola che avete santificata per il vostro interesse, il vostro egoismo.


— Lettera a un bambino mai nato, Oriana Fallaci




Oriana Fallaci

 Io sono laureata alla Sorbona

della solitudine.

Io amo la solitudine.

Io da sola non mi annoio mai.

È con la gente che spesso mi annoio.

Oriana Fallaci





Oriana Fallaci

 "Cresci placidamente nel rumore degli altri, ricordati che la pace può esistere solo nel tuo silenzio, non ti arrendere mai, ma va' d'accordo con tutti. 

Esponi la tua verità in modo serio e tranquillo.

Ascolta il parere altrui con cuore aperto e liberamente anche se gli altri sono più stupidi e ignoranti di te".


"Niente e così sia", Oriana Fallaci



mercoledì 28 giugno 2023

Luigi Pirandello

 C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno.


—  Luigi Pirandello-Uno, nessuno, centomila




domenica 25 giugno 2023

Roberto Vecchioni

 «Il destino è un fiume sotterraneo che scorre parallelamente alla vita: ogni tanto emerge e allora ci sommerge e ci chiediamo: “ma perché proprio a me?”: oh, sì, solo a te, perché quel fiume è tuo e c’era anche quando non lo vedevi》.


Buon compleanno al grande Roberto Vecchioni, nato a Carate Brianza il 25 giugno 1943



Antoni Gaudí

 《Mi chiamo Gaudí, con l'accento sull'ultima vocale; è una parola che deriva dal latino gaudēre che significa godere, e si riferisce a un senso del piacere che si esprime in me mediante lo slancio che nutro per la mia professione》.

Antoni Gaudí




Antoni Gaudí

 《I lavori della Sagrada Família procedono lentamente, perché il suo Padrone non ha fretta》.

Antoni Gaudí




1984

 "Le persone non si rivolteranno. Non alzeranno gli occhi dai loro schermi, non abbastanza per notare cosa sta accadendo.”


George Orwell ,“1984"



Incipit di 1984

 Era una luminosa e fredda giornata d'aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.


L'ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all'interno.

Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli. Winston si diresse verso le scale. Tentare con l’ascensore, infatti, era inutile. Perfino nei giorni migliori funzionava raramente e al momento, in ossequio alla campagna economica in preparazione della Settimana dell’Odio, durante le ore diurne l’erogazione della corrente elettrica veniva interrotta.


L’appartamento era al settimo piano e Winston, che aveva trentanove anni e un’ulcera varicosa alla caviglia destra, procedeva lentamente, fermandosi di tanto in tanto a riprendere fiato. Su ogni pianerottolo, di fronte al pozzo dell’ascensore, il manifesto con quel volto enorme guardava dalla parete. Era uno di quei ritratti fatti in modo che, quando vi muovete, gli occhi vi seguono. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta in basso. All'interno dell'appartamento una voce pastosa leggeva un elenco di cifre che avevano qualcosa a che fare con la produzione di ghisa grezza. La voce proveniva da una placca di metallo oblunga, simile a uno specchio oscurato, incastrata nella parete di destra. Winston girò un interruttore e la voce si abbassò notevolmente, anche se le parole si potevano ancora di-stinguere. Il volume dell'apparecchio (si chiamava teleschermo) poteva es-sere abbassato, ma non vi era modo di spegnerlo. Si diresse alla finestra, piccola fragile figuretta, la cui magrezza era accentata dalla tuta azzurra in cui consisteva l'uniforme del Partito. I capelli erano biondi, molto chiari, il colorito faccia lievemente sanguigno, la pelle raschiata da ruvide saponette e da lamette che avevano perso il filo da tempo, e dal freddo dell'inverno che proprio allora era finito.

Fuori, anche attraverso i vetri chiusi della finestra, il mondo pareva freddo. Giù, nella strada, mulinelli di vento giravano polvere e carta straccia a spirale e, sebbene splendesse il sole e il cielo fosse d'un luminoso azzurro, nessun oggetto all'intorno sembrava rimandare il colore, con l'eccezione dei cartelloni che erano incollati da per tutto. La faccia dai baffi neri riguardava da ogni cantone. Ce n'era una proprio nella casa di fronte, IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta, mentre gli occhi neri fissavano con penetrazione quelli di Winston. Più sotto, a livello della strada, un altro cartellone stracciato a un angolo, sbatteva col vento, scoprendo e nascondendo, alternativamente, la parola SOCING. Lontano, un elicottero volava fra un tetto e l'altro, se ne restava librato per qualche istante come un moscone, e poi saettava con una curva in altra direzione. Era la squadra di polizia, che curiosava nelle finestre della gente. Le squadre non erano gran che importanti tuttavia.

Quella che soprattutto contava era la polizia del pensiero, la cosiddetta Psicopolizia.


Incipit di " 1984"



George Orwell

 “Finché non diveranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno. E finché non si ribelleranno, non diveranno coscienti della loro forza.”

George Orwell, 1984




sabato 24 giugno 2023

Andrea Camilleri

 È fatta di nulla la felicità. Come quelle farfalle che prendi per le ali e poi lasci andare e sulle dita ti resta una polvere d'oro. Attenzione perché la felicità, a volte, vi è passata accanto e non ve ne siete accorti. Io sono stato felice per pochi attimi e per cose inspiegabili. 

Andrea Camilleri



Francesco Guccini, Vedi cara


Il piccolo principe

 «Ti amo» – disse il Piccolo Principe.


«Anche io ti voglio bene» – rispose la rosa.


«Ma non è la stessa cosa» – rispose lui. – «Voler bene significa prendere possesso di qualcosa, di qualcuno. Significa cercare negli altri ciò che riempie le aspettative personali di affetto, di compagnia. Voler bene significa rendere nostro ciò che non ci appartiene, desiderare qualcosa per completarci, perché sentiamo che ci manca qualcosa ».


Voler bene significa sperare, attaccarsi alle cose e alle persone a seconda delle nostre necessità. E se non siamo ricambiati, soffriamo. Quando la persona a cui vogliamo bene non ci corrisponde, ci sentiamo frustrati e delusi.


Se vogliamo bene a qualcuno, abbiamo alcune aspettative. Se l’altra persona non ci dà quello che ci aspettiamo, stiamo male. Il problema è che c’è un’alta probabilità che l’altro sia spinto ad agire in modo diverso da come vorremmo, perché non siamo tutti uguali. Ogni essere umano è un universo a sé stante.


Amare significa desiderare il meglio dell’altro, anche quando le motivazioni sono diverse. Amare è permettere all’altro di essere felice, anche quando il suo cammino è diverso dal nostro. È un sentimento disinteressato che nasce dalla volontà di donarsi, di offrirsi completamente dal profondo del cuore. Per questo, l’amore non sarà mai fonte di sofferenza.


Quando una persona dice di aver sofferto per amore, in realtà ha sofferto per aver voluto bene. Si soffre a causa degli attaccamenti. Se si ama davvero, non si può stare male, perché non ci si aspetta nulla dall’altro. Quando amiamo, ci offriamo totalmente senza chiedere niente in cambio, per il puro e semplice piacere di “dare”. Ma è chiaro che questo offrirsi e regalarsi in maniera disinteressata può avere luogo solo se c’è conoscenza.


Possiamo amare qualcuno solo quando lo conosciamo davvero, perché amare significa fare un salto nel vuoto, affidare la propria vita e la propria anima. E l’anima non si può indennizzare. Conoscersi significa sapere quali sono le gioie dell’altro, qual è la sua pace, quali sono le sue ire, le sue lotte e i suoi errori. Perché l’amore va oltre la rabbia, la lotta e gli errori e non è presente solo nei momenti allegri.


Amare significa confidare pienamente nel fatto che l’altro ci sarà sempre, qualsiasi cosa accada, perché non ci deve niente: non si tratta di un nostro egoistico possedimento, bensì di una silenziosa compagnia.


Amare significa che non cambieremo né con il tempo né con le tormente né con gli inverni.


Amare è attribuire all’altro un posto nel nostro cuore affinché ci resti in qualità di partner, padre, madre, fratello, figlio, amico; amare è sapere che anche nel cuore dell’altro c’è un posto speciale per noi. Dare amore non ne esaurisce la quantità, anzi, la aumenta. E per ricambiare tutto quell’amore, bisogna aprire il cuore e lasciarsi amare.


«Adesso ho capito» – rispose la rosa dopo una lunga pausa.


«Il meglio è viverlo» – le consigliò il Piccolo Principe.



Frida Kahlo

 "Sono seduta in silenzio pensandoti a squarciagola.”


Frida Kahlo



Franco Arminio

 Ognuno di noi a un certo punto della sua vita ha due problemi. Il prima viene dalla consapevolezza che il tempo da vivere non è più tanto grande. Il secondo è che il tempo vissuto ha consumato equivoci e incertezze. Se ti guardi bene la tua condizione è chiara, chiaro il pozzo in cui ti trovi. Ognuno di noi sa che sta scivolando in un imbuto. Cambiano le situazioni, c'è chi deve gestire successi e chi deve gestire fallimenti, ma la condizione di fondo è la stessa: siamo buttati dentro una solitudine irrimediabile e anche dentro un'incomprensione radicale. Gli esseri umani sono fatti essenzialmente per non comprendersi. Ci aggiriamo per il mondo con un buco al centro del petto e quello che buttiamo dentro per colmarlo non serve a niente. Il buco si riempie a volte in forma illusoria per epifanie impreviste e improvvise. Ognuno ha le sue. Bisogna capire che sono provvisorie. La realtà quotidiana è fatta di sfregamenti, con noi stessi e con gli altri. Forse la nostra non è una società liquida. Viviamo in un'età fricativa. Ogni cosa deve farsi spazio tra mille altre. Un sentimento per qualcuno produce un risentimento per qualcun'altro. Non c'è nessuna strada libera, posti di blocco ovunque. Nessuno ti perdona niente, specialmente i peccati che non hai commesso. Quelli sono i più facili da condannare, proprio perché l'accusatore può dargli la misura che vuole. L'attrito è in famiglia, è con gli amici, è con il tuo luogo di residenza, è col tuo passato e col tuo futuro. L'ansia non è altro che l'attrito al futuro. L'ansioso immagina un male che non è ancora avvenuto. Per rimuovere gli ostacoli che stanno in mezzo alla nostra vita il primo esercizio è riconoscerli, parlarne. Ci sono persone che passano intere settimane col muso storto e invece potrebbero dire le cose che tolgono aria al al bene. La vita delle persone nel tempo che viene deve partire dall'idea che non siamo una cosa, ma un evento in corso. Noi non siamo un tavolo, siamo una faccia del mondo, sotto di noi c'è tutto il mondo, non siamo staccati da niente. La pandemia almeno questa cosa dovrebbe avercela insegnata. Dovremmo capire di più e meglio che noi siamo vicende. Perfino i morti sono vicende. L'invisibile è gremito di eventi. L'invisibile deve circolare tra di noi, dobbiamo usarlo per distanziarci con dolcezza, per evitare lo sfregamento, l'attrito. La vita è viva quando ci sono cose che guizzano, quando scappiamo di mano a noi stessi. Può essere utile raccogliersi, acciuffarsi, ma poi devi aprire nuovamente il pugno, allargare le dita.


-Franco Arminio



Erri De Luca

 "Attribuiamo al corpo tentazioni,

ma il chiasso dei desideri viene

dalla mente"

- Erri De Luca, "Aceto, arcobaleno"



venerdì 23 giugno 2023

Carl Gustav Jung

 “E’ facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. È questa la domanda – sei capace d’amare te stesso? – e sarà questa la prova.”

– Carl Gustav Jung




Gino Strada

 Adesso ci sono i soldi della guerra. Quella che promette aiuti. È diventata buona la guerra, umana, generosa, compassionevole, umanitaria? No, ma deve farlo credere. È fondamentale creare consenso alla guerra, far vedere che belle cose produce. Ci avevano già provato in Kosovo. L'idea della 'guerra umanitaria' si è formata sostanzialmente in quell'occasione: quando si decide di bombardare, di ammazzare, conviene garantire che dopo arriveranno gli aiuti. Certo si tratta di molto danaro, ma in fondo costa quanto un giorno o due di guerra, è un costo aggiuntivo che vale la spesa: è pubblicità, è comunicazione. E il mondo 'umanitario', in buona misura, è stato al gioco .

- Gino Strada,  Buskashì- Viaggio dentro la guerra



La meglio gioventù

 Professore: Lei promette bene, le dicevo, e probabilmente sbaglio, comunque voglio darle un consiglio, lei ha una qualche ambizione?

Nicola: Ma... Non...

Professore: E allora vada via... Se ne vada dall'Italia. Lasci l'Italia finché è in tempo. Cosa vuol fare, il chirurgo?

Nicola: Non lo so, non... non ho ancora deciso...

Professore: Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità, ma lasci questo Paese. L'Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire.

Nicola: Cioè, secondo lei tra un poco ci sarà un'apocalisse?

Professore: E magari ci fosse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire... Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via...

Nicola: E lei, allora, professore, perché rimane?

Professore: Come perché?! Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere.


La meglio gioventù, (2003) diretto da Marco Tullio Giordana, con Luigi Lo Cascio e Alessio Boni





Meryl Streep

 «Non mi sono mai sentita la prima della classe, neanche a scuola. Credo che l’umiltà, che non vuol dire falsa modestia, sia la qualità migliore per imparare sempre».

Meryl Streep



mercoledì 21 giugno 2023

Film stasera in TV

Questa sera su Rai Movie alle ore 21.00 sarà trasmesso "Green Book", film del 2018 diretto da Peter Farrelly, vincitore di ben tre premi Oscar 2019.
Il film, che ha come protagonisti Viggo Mortensen e Mahershala Ali, narra l'amicizia tra un buttafuori italoamericano e uno dei pianisti jazz più famosi del mondo nell'America degli anni Sessanta. È ispirato alla storia vera di Don Shirley e Tony Lip.


martedì 20 giugno 2023

20 Giugno 2023: Giornata Mondiale del Rifugiato

 "Ogni persona ha il diritto di cercare sicurezza – chiunque sia, da qualunque parte provenga e ogni volta che è costretta a fuggire.”


Alto Commissariato delle Nazione Unite per i Rifugiati – UNHCR


20 Giugno 2023:  Giornata Mondiale del Rifugiato #WithRefugees




lunedì 19 giugno 2023

Emil Michel Cioran

 Confessiamo le nostre pene a un altro soltanto per farlo soffrire, perché se ne faccia carico. Se volessimo rendercelo amico gli faremmo parte unicamente dei nostri tormenti astratti, i soli che vengano accolti con sollecitudine da tutti coloro che ci amano.

Emil Michel Cioran, L' inconveniente di essere nati



Émile Michel Cioran

 Per alcuni la felicità è una sensazione così insolita che appena la provano, si allarmano e s'interrogano su questo nuovo stato; nulla di simile nel loro passato: è la prima volta che si avventurano fuori della sicurezza del peggio.


Émile Michel Cioran, La tentazione di esistere




José Saramago

 Non dobbiamo avere paura

delle differenze d’opinione.

Se tutti la pensassimo allo stesso modo

il mondo sarebbe molto noioso.

Ma non vale la pena uccidere

per le differenze d’opinione.

Dobbiamo cercare di comprendere l’altro

per una semplice ragione:

perché noi siamo

l’altro dell’altro.

José Saramago




José Saramago

 Perché la vita se la ride delle previsioni,

e mette parole dove noi abbiamo immaginato silenzi,
e repentini rientri quando pensavamo che non ci saremmo incontrati più.”

(José Saramago, Il viaggio dell’elefante)


Josè Saramago, Cecità

 “Non si può mai sapere in anticipo di cosa siano capaci le persone, bisogna aspettare, dar tempo al tempo, è il tempo che comanda, il tempo è il compagno che sta giocando di fronte a noi, e ha in mano tutte le carte del mazzo, a noi ci tocca inventarci le briscole con la vita, la nostra.”


Josè Saramago, Cecità




Josè Saramago

 《Amo gli occhi di una donna, la sua pelle, la sua passione, tutto. Parlo tanto, fin troppo, ma ci sono momenti che rimango in silenzio ad ascoltarmi. E' in quei momenti che fabbrico i miei pensieri più veri, mentre cammino per le strade, osservando la gente che passa, ascoltando i discorsi, a volte assurdi, di alcune persone o assaporando il sole che mi scalda dentro. Amo ridere, giocare. Amo le cose belle, le belle storie che dicono qualcosa, mi piace tutto ciò che fa palpitare il cuore. E' bello aver la pelle d'oca, significa che stai vivendo》.


Josè Saramago




Jose Saramago

 In effetti non è facile oggi invitare la gente ad essere buona. Ma per quel che mi riguarda, la bontà viene addirittura prima dell’intelligenza, o meglio è la forma più alta dell’intelligenza.

E’ una bontà che si manifesta nella pratica quotidiana; che non è animata da nessun pensiero salvifico sull’intera umanità; che si accontenta di far “lavorare” il proprio minuscolo granello di sabbia. 

Nel tentativo di recuperare una relazione umana che sia effettivamente tale.

Aggiungerei una piccola postilla. Sono sufficientemente vecchio e sufficientemente scettico per rendermi conto che la “bontà attiva”, come io la chiamo, ha ben poche possibilità di trasformarsi in un orizzonte sociale condiviso. Può però diventare la molla individuale del singolo, il miglior contravveleno di cui può dotarsi quell’ “animale malato” che è l’uomo.

José Saramago



domenica 18 giugno 2023

José Saramago

 Perché le parole hanno cessato di comunicare. Ogni parola è detta perché non se ne oda un’altra. La parola, anche quando non afferma, si afferma. La parola non risponde, né domanda: accumula. La parola è l’erba fresca e verde che copre la superficie dello stagno. La parola è polvere negli occhi e occhi bucati. La parola non mostra. La parola dissimula.


Per questo urge mondare le parole perché la semina si muti in raccolto. Perché le parole siano strumento di morte - o di salvezza. Perché la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto.


C’è anche il silenzio. Il silenzio, per definizione, è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare. Cadono su di esso le parole. Tutte le parole. Quelle buone e quelle cattive. Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane.



José Saramago - Di questo mondo e degli altri

José Saramago

 Si dice che il tempo non si ferma, che nulla ne trattiene l’incessante avanzata, lo si dice sempre con queste trite e ritrite parole, eppure non manca chi si spazientisca per la sua lentezza, ventiquattr’ore per fare un giorno, pensate, e quando si arriva alla fine si scopre che non è servito a niente, il giorno dopo è di nuovo così, sarebbe meglio che saltassimo le settimane inutili per vivere una sola ora piena, un folgorante minuto.


José Saramago - L’anno della morte di Ricardo Reis




Andrea Camilleri

 “Stiamo perdendo la misura, il peso, il valore della parola. Le parole sono pietre, possono essere pallottole. Bisogna saper pesare il peso delle parole e soprattutto far cessare il vento dell’odio che è veramente atroce. Lo si sente palpabile attorno a noi. Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me allo specchio".

Andrea Camilleri



sabato 17 giugno 2023

Giornata Internazionale contro l’hate speech

 18 giugno 2023: 

 Giornata Internazionale contro l’hate speech


Le parole possono essere armi. I discorsi di odio online possono causare danni nella vita reale.


Tutti noi possiamo agire per dire #NoAllOdio.



venerdì 16 giugno 2023

James Joyce

 "Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l’altro. Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini, ma sempre incontrando noi stessi.”

(James Joyce, Ulisse)

#bloomsday2023



Oriana Fallaci

 Povera cara: hai scoperto che pensare significa soffrire, che essere intelligenti significa essere infelici. Peccato che ti sia sfuggito un terzo punto fondamentale: il dolore è il sale della vita e senza di esso non saremmo umani.


Oriana Fallaci



giovedì 15 giugno 2023

Umberto Galimberti

 I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che caratterizzano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.  


Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l’angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso. Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome 


E del resto che nome dare a quel nulla che li pervade e che li affoga? Nel deserto della comunicazione, dove la famiglia non desta più alcun richiamo e la scuola non suscita alcun interesse, tutte le parole che invitano all’impegno e allo sguardo volto al futuro affondano in quell’inarticolato all’altezza del quale c’è solo il grido, che talvolta spezza la corazza opaca e spessa del silenzio che, massiccio, avvolge la solitudine della loro segreta depressione come stato d’animo senza tempo, governato da quell’ospite inquietante che Nietzsche definisce: «Nichilismo: manca il fine, manca la risposta al “perché?”. Che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi perdono ogni valore».  


E perciò le parole che alla speranza alludono, le parole di tutti più o meno sincere, le parole che insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono lenire la loro segreta sofferenza languono intorno a loro come rumore insensato. Un po’ di musica sparata nelle orecchie per cancellare tutte le parole, un po’ di droga per anestetizzare il dolore o per provare una qualche emozione, tanta solitudine tipica di quell’individualismo esasperato, sconosciuto alle generazioni precedenti, indotto dalla persuasione che – stante l’inaridimento di tutti i legami affettivi – non ci si salva se non da soli, magari attaccandosi, nel deserto dei valori, a quell’unico generatore simbolico di tutti i valori che nella nostra cultura si chiama denaro. 

Umberto Galimberti



Oriana Fallaci

 E quando mi presentai alla prova scritta, il tema di italiano, non ricordavo neanche chi fosse Dante Alighieri. I miei piedi erano ghiacci, lo stomaco contratto mi rimandava in bocca il sapore dello zabaglione che la mamma mi aveva imposto per 《tirarmi su》, l'angoscia mi  strozzava. Ma poi ci  comunicarono il tema: 《il concetto di patria dalla polis greca ad oggi》. E fu peggio che dar fuoco alle polveri delle mie infantili rivolte, delle mie infantili utopie. Il freddo sparì, insieme al sapore di zabaglione, l' angoscia dileguo'.

Brandii la stilografica, mi gettai come un lupo ringhioso sul foglio protocollo, e questo (più o meno) è il riassunto di ciò che scrissi per otto colonne piene.


<<Patria, che vuol dire patria. La patria di chi? La patria degli schiavi e dei cittadini che possedevan gli schiavi? La patria di Meleto o la patria di Socrate messo a morte con le leggi della patria? La patria degli ateniesi o la patria degli spartani che parlavano la stessa lingua degli ateniesi però si squartavano tra loro come molti secoli dopo avrebbero fatto i fiorentini e i senesi, i veneziani e i genovesi, i fascisti e gli antifascisti? E' da quando ho imparato a leggere che mi si parla di patria: amor patrio, orgoglio patrio, patria bandiera. E ancora non ho capito cosa vuol dire. Anche Mussolini parlava di patria, anche i repubblichini che nel marzo del '44 arrestarono mio padre e fracassandolo di botte gli gridavano se-non-confessi-domattina-ti-fuciliamo-al-Parterre. Anche Hitler. Anche Vittorio Emanuele III e Badoglio. Era patria la loro o la mia? E per i francesi la patria qual è? Quella di De Gaulle o quella di Pétain? E per i russi del '17 qual era? Quella di Lenin o quella dello zar? Io ne ho abbastanza di questa parola in nome della quale si scanna e si muore. La mia patria è il mondo e non mi riconosco nei costumi e nella lingua e nei confini dentro cui il caso mi ha fatto nascere. Confini che cambiano a seconda di chi vince o chi perde come in Istria dove fino a ieri la patria si chiamava Italia sicché bisognava uccidere ed essere uccisi per l'Italia ma ora si chiama Iugoslavia sicché bisogna uccidere ed essere uccisi per la Iugoslavia. Invece di darci il tema sul concetto di questa patria che cambia come le stagioni, perché non ci date un tema sul concetto di libertà. La libertà non cambia a seconda di chi vince e chi perde. E tutti sanno cosa vuol dire. Vuol dire dignità, rispetto di sé stessi e degli altri, rifiuto dell'oppressione. Ce l'hanno ricordato le creature che sono morte in carcere, sotto le torture, nei campo di sterminio, dinnanzi ai plotoni di esecuzione gridando viva la libertà, non viva la patria...>>.

Successe un finimondo. Alcuni dei professori che componevano la commissione esaminatrice sostenevano che ero pazza e immatura, altri che ero savia e insolitamente matura. Vinsero i secondi e mi dettero dieci meno.


Oriana Fallaci



mercoledì 14 giugno 2023

Ernesto Che Guevara

 Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l’importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, solo, non vale nulla.

Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario.


Ernesto Guevara de la Serna, più noto come il Che, Che Guevara o semplicemente Che (Rosario, 14 giugno 1928– La Higuera, 9 ottobre 1967)




Salvatore Quasimodo

 “Ho tutta l’anima incrinata di brividi di stelle.”


— Salvatore Quasimodo, Albore



lunedì 12 giugno 2023

Fernando Pessoa

 "Mi ero alzato presto e indugiavo a prepararmi ad esistere.”


Fernando Pessoa - Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares



Fernando Pessoa

 Benedetti siano gli istanti, i millimetri, e le ombre delle piccole cose.

- Fernando Pessoa



Fernando Pessoa

 Quello che ho è soprattutto stanchezza, e quella inquietudine che è gemella della stanchezza quando questa non ha altra ragione di essere oltre al fatto di essere. Ho una intima paura dei gesti da abbozzare, una timidezza intellettuale delle parole da dire. Tutto mi sembra sordido in anticipo. L’insopportabile tedio di tutti questi visi, ebeti di intelligenza o della mancanza di essa, grotteschi fino alla nausea da quanto sono felici o infelici, orrendi perchè esistono, marea separata di cose vive che mi sono estranee.

Fernando Pessoa



Fernando Pessoa

 Di quante complesse incomprensioni è fatta la comprensione che gli altri hanno di noi.


Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine



Fernando Pessoa

 "Così, come laviamo il corpo dovremmo lavare il destino, cambiare vita come cambiamo biancheria - non per preservarla, come quando mangiamo e dormiamo, ma per quel rispetto altrui per noi stessi, che propriamente chiamiamo pulizia."


Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine




Silvia Avallone

 “Non siamo i nostri risultati: i nostri voti a scuola, i nostri stipendi, le nostre promozioni. Capisco che viviamo in una società ossessionata dai numeri: di follower, di medie scolastiche, di cifre sul conto corrente. Ma nessuno di noi è riducibile a un numero. Anche perché i numeri cambiano. I picchi vengono superati, le ascese si convertono inevitabilmente in declini. Si sbaglia, si cade. E se questo non accadesse saremmo morti, o finti (...)

Quindi vale la pena abbandonare la fissità dei numeri e proporre a noi stessi, soprattutto ai più giovani, strumenti diversi per costruire la propria identità. Se devo cominciare con uno, il mio preferito, non ho dubbi: le passioni. (…) Nel grande dibattito sul togliere o no i voti, io sto con chi vorrebbe sperimentarne la sostituzione con altro. Di più: vorrei reimpostare l’intera cultura della realizzazione personale sul pensionamento dei numeri e sul ripristino delle passioni. Non credo di facilitare la strada a nessuno: le passioni richiedono dedizione, impegno, sacrificio, responsabilità, costanza. Però ti offrono anche un motivo valido per affrontare la fatica, per metterti alla prova. Perché non lo fai per sentirti dire “bravo” da qualcun altro. Lo fai perché dedicartici ti rende vivo e attivo, ti spalanca un futuro in cui credere. Stare qui è prezioso, vale la pena non sprecare il tempo di una vita. Ecco il valore: vivere. Altro che voti.”

Silvia Avallone




Anna Frank

 “…Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’ intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili”.

Anna Frank (Francoforte sul Meno, 12 giugno 1929 – Bergen-Belsen, marzo 1945)





Sandro Penna

 "Forse la giovinezza è solo questo

perenne amare i sensi e non pentirsi".

- Sandro Penna



sabato 10 giugno 2023

Enrico Berlinguer

 “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.”

— Enrico Berlinguer