venerdì 7 febbraio 2014

Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970)

Quando un giorno ti lascia 
pensi all'altro che spunta.
E' sempre pieno di promesse il nascere 
sebbene sia straziante. 
E l'esperienza di ogni giorno insegni 
che nel legarsi, sciogliere o durare, 
non sono i giorni se non vago fumo.


-Giuseppe Ungaretti, Il taccuino del vecchio



Come eravamo....

«Riceviamo dal compagno Pietro Nenni la somma di lire 350.000 quale rimborso del prestito che gli era stato fatto dall’amministrazione del Giornale Avanti! in occasione dell’acquisto da lui fatto della macchina Lancia, cedutagli a prezzo speciale dai compagni di Torino».
(Lettera-ricevuta , datata 31 dicembre 1945 scritta su carta intestata dell’Avanti!)

Pietro Nenni (Faenza, 9 febbraio 1891 – Roma, 1º gennaio 1980)

"Cara Amica, la vita va vista col pessimismo dell’intelligenza, col senso critico del dubbio, ma anche con l’ottimismo della volontà.
Con la volontà niente è fatale, niente è ineluttabile, niente è immodificabile.
Io credo nell’uomo, l’uomo creatore del proprio destino."
— (Pietro Nenni)

La crisi delle librerie in Italia

Crisi nera nel mondo delle librerie: 500 sono state chiuse nell'ultimo periodo solo nel Sud Italia; inoltre quasi il 60% degli italiani  non legge 1 solo libro l'anno , ed è un dato in continua crescita. Le case editrici, alla stregua di librerie ed edicole sono in affanno, spesso costrette alla chiusura. 


Gianrico Carofiglio, Il silenzio dell'onda

“Mi piace come ascolti, fai venir voglia di parlare.”
— Gianrico Carofiglio,Il silenzio dell'onda


Il miglior lettore

“Il miglior lettore non è chi legge più libri, ma chi trova più cose in quello che legge.”
— Juan Villoro, Il libro selvaggio
 



L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera

“Gli uomini che inseguono una moltitudine di donne possono facilmente essere distinti in due categorie. Gli uni cercano in tutte le donne la donna dei loro sogni, un’idea soggettiva e sempre uguale. Gli altri sono mossi dal desiderio di impadronirsi dell’infinita varietà del mondo femminile oggettivo. L’ossessione dei primi è lirica: nelle donne essi cercano se stessi, il proprio ideale, e sono sempre e continuamente delusi perchè l’ideale, com’è noto, è ciò che non è mai possibile trovare. Poichè la delusione che li spinge da una donna all’altra dà alla loro incostanza una sorta di scusa romantica, molte donne sentimentali sono commosse dalla loro ostinata poligamia. L’altra ossessione è un’ossessione epica e in essa le donne non trovano nulla di commovente: l’uomo non proietta sulle donne alcun ideale soggettivo, perciò ogni cosa lo interessa e nulla può deluderlo. E proprio questa incapacità di rimanere delusi ha in sé qualcosa di scandaloso. Agli occhi della gente, l’ossessione del donnaiolo epico appare senza riscatto (senza il riscatto della delusione). Poichè il donnaiolo lirico insegue sempre lo stesso tipo di donna, nessuno si accorge che egli cambia amante; gli amici gli causano continui malintesi, perchè non sono capaci di distinguere le sue amiche e le chiamano tutte con lo stesso nome. Nella loro caccia alla conoscenza, i donnaioli epici (e a questa categoria appartiene ovviamente Tomàs) si allontanano sempre di più dalla bellezza femminile convenzionale, della quale si stancano presto, e finiscono irrimediabilmente per diventare dei collezionisti di curiosità.”
— “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, Kundera

Il piacere, di Gabriele D'Annunzio

“Ella non faceva che evocare memorie, memorie, memorie, passate, recenti, con le particolarità più minute, ricordandosi dei gesti più lievi, delle parole più fuggevoli, di tutti i piccoli fatti più insignificanti, che per lei avevano avuto un significato. ‘Ti ricordi? Ti ricordi?’ mi avrebbe voluto dire. Era una donna piena, piena d’amore e nostalgie per cose che avrebbe voluto che io facessi, e che non ho mai avuto il coraggio di fare.”
— Il piacere, Gabriele D’Annunzio


Mille splendidi soli di Khaled Hosseini

Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra.
Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo.
Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi,
cadendo silenziosamente sulla gente.
" A ricordo di come soffrono le donne come noi" aveva detto. "Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso".
 

Anna Karenina, incipit

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.
In casa Oblonski tutto era sossopra. La moglie aveva scoperto una relazione amorosa del marito con una francese che era stata istitutrice in casa loro, qualche tempo prima, e gli aveva dichiarato che non poteva più vivere con lui sotto lo stesso tetto. Questa situazione durava da due giorni e si faceva sentire in modo penoso, tanto dai due coniugi quanto dagli altri membri della famiglia e sinanche dal personale di servizio. Tutti provavano l'impressione che la loro vita in comune non avesse più senso e che l'unione della famiglia e dei familiari di casa Oblonski fosse più effimera di quella delle persone che si trovavano casualmente riunite in qualsiasi albergo. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era sempre fuori; i bambini correvano per la casa abbandonati a se stessi; l'istitutrice inglese aveva litigato con la governante e aveva scritto a un'amica pregandole di trovarle un altro posto; la sguattera e il cocchiere si erano licenziati.

Incipit de "La ragazza con l'orecchino di perla " di Tracy Chevalier

La mamma non mi aveva detto che sarebbero venuti. Non voleva che sembrassi nervosa, mi spiegò in seguito. Mi stupii, perché pensavo che mi conoscesse bene. Gli estranei mi avrebbero visto serena. Da bambina non piangevo mai. Solo mia madre si accorgeva di una certa tensione nelle mie mascelle e dello sgranarsi dei miei occhi, già grandi per loro natura.
Ero in cucina e stavo tritando le verdure quando udii delle voci provenire dalla porta d'ingresso: quella d'una donna, squillante come rame lucidato, e quella d'un uomo, grave e cupa come il legno del tavolo su cui stavo lavorando. Voci di un genere che raramente si udivano in casa nostra. Mi suggerivano immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce.
Pensai con sollievo che solo poco prima avevo sfregato ben bene il gradino della porta d'ingresso.



Philomena Lee dal Papa

“La Chiesa? Non provo più rancore, non avrei potuto vivere per 62 anni con quel sentimento dentro… è stato un grande onore, è una persona speciale, mi ha commossa. Mi sono sempre sentita colpevole per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio. Solo mio fratello conosceva la storia. E ieri, incontrando il Papa, mi sono sentita finalmente liberata, ho capito che non dovevo sentirmi più in colpa. Credo che Papa Francesco sarà con me nella lotta per aiutare migliaia di madri e bambini che cercano la verità sulla loro storia”

- Philomena Lee


Papa Francesco ha ricevuto in udienza Philomena Lee, donna irlandese rimasta incinta ancora adolescente nel 1952, rinchiusa in convento e privata del suo pargolo dato in adozione abusiva  che ha ispirato il film di Stephen Frears che porta il suo nome, per cui Judi Dench ha ottenuto la nomination agli Oscar.

Google Doodle celebra i diritti umani


“La pratica dello sport è un diritto dell’uomo. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e fair-play.”
 - Tradotto da Google dalla Carta Olimpica

Oggi, 7 febbraio 2014, giornata della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Sochi, Google si schiera apertamente nella polemica sul rispetto dei diritti degli omosessuali in Russia,  pubblicando un doodle composto dai colori della bandiera arcobaleno della comunità LGBT per ogni lettera (lo sci, l'hockey, il curling, il bob, il pattinaggio artistico e lo snowboard) e riportando in sottotitolo una citazione della Carta Olimpica contro le discriminazioni.

L'Utopia di Thomas More




I principi di questa repubblica han di mira anzitutto l’ideale di richiamar tutti i cittadini, quanto più tempo è possibile, per quel che consentano le necessità pubbliche, dalla servitù del corpo alla libertà dello spirito e della cultura. In ciò infatti consiste, secondo loro, la felicità della vita”. 
- Thomas More, Utopia




 All'inizio del Cinquecento, accanto alla concezione pragmatica della politica tipica di Niccolò Machiavelli, nacque anche una visione totalmente alternativa. Il suo più importante teorico fu l'umanista inglese Thomas More ( 1477 - 1535), cancelliere di Enrico VIII dimessosi dalla carica alla vigilia della rottura tra il sovrano e la Chiesa di Roma, rinchiuso nella Torre di Londra e poi decapitato per essersi rifiutato di sottoscrivere nel 1534 l'Atto di Supremazia. Riallacciandosi alla repubblica ideale di Platone e alle nuove tendenze culturali del suo tempo, prima fra tutte la critica sociale, politica e religiosa di Erasmo, More con la sua Utopia (1516) creò una nuova parola e un nuovo genere letterario, nel tentativo di elaborare un modello ideale e razionale di Stato a cui l'uomo avrebbe dovuto tendere.
Il termine utopia, coniato da More sulla base del greco ou- tòpos ed eu- tòpos, ovvero "luogo inesistente" e "luogo felice", racchiudeva una voluta ambiguità: il singolare trattato raccontava di un'isola immaginaria (ou-tòpos) in cui regnavano giustizia, libertà e tolleranza religiosa (eu - tòpos). Col tempo la parola utopia è passata a indicare qualsiasi progetto lodevole ma irrealizzabile, che non può avere luogo.
Nella prima parte della sua opera More denunciava in termini estremamente severi le storture della società del suo tempo, in cui dominavano l'arroganza dell'aristocrazia, l'ozio dei monaci e il parassitismo delle classi subalterne, a scapito dell'unica classe virtuosa, quella dei contadini. A suo avviso la causa preminente della degenerazione morale in Inghilterra era lo sviluppo della proprietà privata. Nella seconda parte dell'opera l'autore dava poi voce a un immaginario viaggiatore, Itlodeo, che di ritorno dalla lontana isola di Utopia, narrava allo stesso autore come, grazie alla comunanza dei beni, lo Stato laggiù garantiva a tutti gli utopiani cibo e assistenza, distribuendoli a ciascuno in base alle sue esigenze. Nell'isola utopica, perciò, erano banditi il lusso, la guerra e la proprietà individuale; vi regnavano pace, giustizia, tolleranza e laboriosità. Il modello utopistico di Thomas More esprimeva pertanto le istanze più elevate della razionalità e della socialità dell'uomo, e sognava una profonda cesura con la storia, fino ad allora teatro di guerre, miseria e povertà.




Thomas More, italianizzato in Tommaso Moro (Londra, 7 febbraio 1478 – Londra, 6 luglio 1535)

"Dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare e la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre." "Dammi Signore, un' anima che abbia occhi per la bellezza e la purezza, che non si lasci impaurire dal peccato e che sappia raddrizzare le situazioni. 
Dammi un' anima che non conosca noie, fastidi, mormorazioni, sospiri, lamenti.
 Non permettere che mi preoccupi eccessivamente di quella cosa invadente che chiamo 'io'. Dammi il dono di saper ridere di una facezia, di saper cavare qualche gioia dalla vita e anche di farne partecipi gli altri. 
Signore dammi il dono dell'umorismo." 
(Tommaso Moro 1587: Preghiere della Torre)

Accadde oggi: il falò delle vanità

  7 febbraio  1497:  A Firenze,  dopo  la cacciata dei Medici,  i seguaci del domenicano Girolamo Savonarola sequestrarono e bruciarono pubblicamente migliaia di oggetti nella città, durante la festa di martedì grasso. Lo scopo  di questa furia distruttiva era l'eliminazione di qualsiasi oggetto considerato potenzialmente peccaminoso,  inducente allo sviluppo della vanità, comprendendo articoli voluttuari come specchi,cosmetici, vestiti lussuosi,  strumenti musicali. Altri bersagli includevano libri "immorali", manoscritti contenenti canzoni "secolari" o "profane", e dipinti. Tra i vari oggetti distrutti in questa campagna vi furono alcuni dipinti   raffiguranti scene della mitologia classica, realizzati da Sandro Botticelli, che egli stesso provvide ad abbandonare sul rogo.