martedì 11 luglio 2017

Nessuno si salva da solo

“Una che ti guarda e non ti lascia. Ti viene a salvare nel fondo dove ti sei impigliato. O muore lì sotto con te o tornate in superficie insieme.”
— Nessuno si salva da solo, Margaret Mazzantini

Saffo, Frammento 16

Un esercito di cavalieri, dicono alcuni,‎
altri di fanti, altri di navi,‎
sia sulla terra nera la cosa più bella:‎
io dico, ciò che si ama.‎
Saffo, Frammento 16 - Traduzione italiana di Salvatore Quasimodo da “Lirici greci” del 1940 (Mondadori, 1944)‎


Castelli di rabbia


C'era un uomo che partiva, viaggiava, e quando tornava, prima di lui arrivava un gioiello, in una scatola di velluto. La donna che lo aspettava apriva la scatola, vedeva il gioiello e allora sapeva che sarebbe tornato. La gente credeva che fosse un regalo, un prezioso regalo per ogni fuga. Ma il segreto era che il gioiello era sempre lo stesso. Cambiavano le scatole ma lui era sempre quello. Partiva con l'uomo, restava con lui ovunque andasse, passava di valigia in valigia, di città in città, e poi tornava indietro. Veniva dalle mani della donna e lì ritornava, esattamente come l'orologio ritornava nelle mani dell'Ammiraglio. La gente credeva che fosse un regalo, un prezioso regalo per ogni fuga. Invece era ciò che custodiva il filo del loro amore, nel labirinto di mondi in cui l'uomo correva, come un'incrinatura lungo un vaso. Era l'orologio che contava i minuti del tempo anomalo,e unico, che era il tempo del loro volersi. Tornava indietro prima di lui perché lei sapesse che dentro colui che stava arrivando non si era spezzato il filo di quel tempo. Così l'uomo arrivava, infine, e non c'era bisogno di dir nulla, di chiedere nulla, né di sapere. L'istante in cui si vedevano era, per tutt'e due, ancora una volta, lo stesso istante.


Alessandro Baricco - Castelli di rabbia

Donne in rinascita

Più dei tramonti, più del volo di un uccello,

la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.

Che uno dice: è finita.

No, non è mai finita per una donna.

Una donna si rialza sempre,

anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi,

di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più,

che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile,

che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.

Te, implacabile arbitro di te stessa,

che da come il tuo capo ti guarderà

deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.

Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.

E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te,

che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo;

che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria,

che non flirti con nessuno

perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.

Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.

Sei stanca:

c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare,

che ti vuole cambiare,

o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.

Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.

Eppure te la racconti,

te lo dici anche quando parli con le altre:

“Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.

E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere,

ci hai abitato Natali e Pasqua.

In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima

ed è passato tanto tempo,

e ne hai buttata talmente tanta di anima,

che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio

perché non sai più chi sei diventata.

Comunque sia andata,

ora sei qui

e so che c’è stato un momento

che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.

Dovunque fossi, ci stavi stretta:

nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.

Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!

Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.

Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata,

alla fermata della metro, sul motorino.

Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.

E quella notte

che hai preso la macchina e hai guidato per ore,

perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!

Lacrime e parole.

Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri

che dia un senso al tuo dolore.

“Perché faccio così?

Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”

Se lo sono chiesto tutte.

E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia,

a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.

Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?

E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così,

scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.

Perché una donna ricomincia comunque,

ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.

Ti servirà una strategia,

dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.

Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo,

di presentarti a te stessa.

Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma?

Ti avvincerà lentamente.

Innamorarsi di nuovo di se stessi,

o farlo per la prima volta, è come un diesel.

Parte piano, bisogna insistere.

Ma quando va, va in corsa.

E’ un’avventura, ricostruire se stesse.

La più grande.

Non importa da dove cominci,

se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita,

per questo meraviglioso modo di gridare al mondo

“sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.

Perché tutti devono capire e vedere:

“Attenti: il cantiere è aperto,

stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole,

una donna in rinascita è la più grande meraviglia.

Per chi la incontra e per se stessa.

È la primavera a novembre.

Quando meno te l’aspetti…

(Testo originale Diego Cugia, alias Jack Folla)


Marc Chagall

Se creo qualcosa usando il cuore, molto facilmente funzionerà;
se invece uso la testa sarà molto difficile.
Marc Chagall 

(Marc Chagall, Lovers among Lilacs)

Fernando Pessoa

È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo..
Fernando Pessoa

lunedì 10 luglio 2017

Divi del cinema

Anthony Quinn e Marlon Brando durante una pausa sul set del film "Viva Zapata!" (1952)