sabato 6 settembre 2014

Daniel Pennac

 "Il sapere è anzitutto carnale. Le nostre orecchie e i nostri occhi lo captano, la nostra bocca lo trasmette. Certo, ci viene dai libri, ma i libri escono da noi. Fa rumore, un pensiero, e il piacere di leggere è un retaggio del bisogno di dire".
Daniel  Pennac, Diario di scuola


Gustavo Zagrebelsky, Fondata sulla cultura

"L’alternativa è chiara. Si può preferire il gregge, cioè il conformismo, la moda, l’indolenza del pensiero. Ma, se si vuole vivere in libertà, non si deve avere paura delle idee. Osa pensarle! Non dire mai: non sono capace d’idee! Tutti ne sono capaci. Se dici così, è perché ti accontenti d’essere conformista. E, non solo osa pensarle, ma osa dirle! Le idee racchiuse in se stesse s’inaridiscono e si spengono. Solo se circolano e si mescolano, vivono, fanno vivere, si alimentano le une con le altre e contribuiscono alla vita comune, cioè alla cultura. Perfino l’eremita, se vuol vivere, deve intessere dialoghi d’idee, con se stesso e col suo dio."
Gustavo Zagrebelsky, Fondata sulla cultura

Pantera, di Stefano Benni


Anaïs Nin

Il fascino che una persona esercita su un’altra
non sta in ciò che mostra della sua personalità
nell’istante preciso dell’incontro,
ma nella sintesi del suo intero essere,
che rilascia questa droga potente
che cattura l’immaginazione
e genera il legame.

Anaïs Nin



I trentatrè nomi di Dio

I trentatré nomi di Dio (Marguerite Yourcenar)

1. Mare al mattino
2. Rumore dalla    
sorgente nelle   
rocce sulle pareti di   
pietra
3. Vento di mare   
a notte   
su un'isola
4. Ape
5. Volo triangolare    
dei cigni
6. Agnello appena nato   
bell'ariete   
pecora.
7. Il tenero muso    
della vacca     
il muso selvaggio   
del toro
8. Il muso   
paziente    
del bue
9. La fiamma rossa   
nel focolare.
10. Il cammello   
zoppo    
che attraversò
la grande città 
affollata    
andando verso la morte.
11. L'erba  
L'odore dell'erba.
12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)
13. La buona terra   
La sabbia e   
la cenere
14. L'airone che ha    
atteso tutta    
la notte, intirizzito,
e che trova    
di che placare la sua    
fame all'aurora
15. Il piccolo pesce    
che agonizza nella gola dell'   
airone
16. La mano   
che entra in    
contatto    
con le cose
17. La pelle - tutta la superficie del corpo
18. Lo sguardo   
e quello che guarda
19. Le nove porte     
della    
percezione
20. Il torso   
umano
21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno
22. Un sorso  
di una bevanda  
fredda  
o calda
23. Il pane
24. I fiori  
che spuntano  
dalla terra 
a primavera
25. Sonno in un letto
26. Un cieco che canta    
e un bambino invalido
27. Cavallo che   
corre   
libero
28. La donna 
-- dei  --
cani
29. I cammelli  
che si abbeverano  
con i loro piccoli
nel difficile wadi
30. Sole nascente  
sopra un lago  
ancora mezzo  
ghiacciato
31. Il lampo  
silenzioso  
Il tuono  
fragoroso
32. Il silenzio   
fra due amici
33. La voce che viene   
da est,  
entra dall'orecchio  
destro
e insegna una canto.

venerdì 5 settembre 2014

Forte è la donna

Quando non si facessero più sogni audaci,
anche le azioni audaci sulla Terra cesserebbero.
I sogni audaci sono il carburante indispensabile
per il motore del Fare.
I sogni audaci sono la miccia d’oro
per la forza vitale dell’Essere.
Ciò che non si può sognare
non si può fare.
Rialzatevi!
Non impeditevi di sognare,
seminate ovunque
i sogni più belli,
i sogni più audaci
sorti dall’Anima con un ruggito.


Clarissa Pinkola Estés,  “Forte è la Donna”

Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri

Com’è che un amore finisce?
Finisce quando non ce n’è più, quando ce n’è troppo, quando in realtà non c’è mai stato. Un amore finisce perché qualcosa si consuma: allora non bisogna usarlo, forse, l’amore. Ma finisce pure quando non si consuma niente e, anzi: tutto rimane come il primo giorno. Così perfetto che pare finto. E allora forse almeno un po’ bisognerebbe usarlo, l’amore. E se poi finisce perché mentre lo usi ti cade per terra e si rompe? Anche quello può capitare. O magari finisce perché te lo scordi da qualche parte, perché lo vuoi tenere sempre chiuso in tasca per non perderlo, ma così marcisce: va a male. Finisce perché andavi di fretta, finisce perché rimani indietro, finisce perché vuole finire, perché deve finire. Finisce perché non c’è cosa più impossibile da tenere a mente, quando un amore comincia, che potrebbe finire. E trasformarsi, passato il dolore, in qualcosa a cui accennare mentre parli d’altro, l’ennesimo aneddoto da raccontare a una cena, scuotendo la testa divertito da te e dal male assurdo che faceva
.
 Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri