mercoledì 23 luglio 2014

Letto inter nos

Mi accingo a rileggerlo...
"Nunc et in hora mortis nostrae. Amen.” La recita quotidiana del Rosario era finita. Durante mezz’ora la voce pacata del Principe aveva ricordato i Misteri Dolorosi; durante mezz’ora altre voci, frammiste avevano tessuto un brusio ondeggiante sul quale si erano distaccati i fiori d’oro di parole inconsuete: amore, verginità, morte; e mentre durava quel brusio il salone rococò sembrava aver mutato aspetto; financo i pappagalli che spiegavano le ali iridate sulla seta del parato erano apparsi intimiditi; perfino la Maddalena, fra le due finestre, era sembrata una penitente anziché una bella biondona, svagata in chissà quali sogni, come la si vedeva sempre.
Incipit de "Il Gattopardo"

Occhi blu capelli neri, Marguerite Duras


Lei dice che sono come se fossero imprigionati insieme in un libro e che, con la fine del libro, torneranno a dissolversi nella città, di nuovo separati. 
Marguerite Duras - Occhi blu capelli neri


Il gattopardo

“… le cinque dita di lui che s’incastravano nelle dita di lei, col gesto caro ai sensuali indecisi.”
Il gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa


martedì 22 luglio 2014

Frammenti di un discorso amoroso


L’attesa è un incantesimo: io ho avuto l’ordine di non muovermi.
L’attesa di una telefonata si va intessendo di una rete di piccoli divieti, all’infinito, fino alla vergogna…
proibisco a me stesso di uscire dalla stanza, di andare al gabinetto, addirittura di telefonare (per non tenere occupato l’apparecchio):
per la stessa ragione io soffro se qualcuno mi telefona..
l’idea di dover uscire tra poco, correndo così il rischio di essere assente al momento dell’eventuale chiamata riconfortante, del ritorno della madre, mi tormenta.
Tutti questi diversivi sono dei momenti perduti per l’attesa, delle impurità d’angoscia, poiché, nella sua purezza, l’angoscia dell’attesa esige che io me ne stia seduto in una poltrona con il telefono a portata di mano.. senza far niente.

R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso



Melania Mazzucco, Limbo

I libri sono gli amici più veri. Ti accompagnano nei giorni felici e in quelli tristi, non ti lasciano mai solo. Tu li abbandoni, ma loro sanno perdonarti.
—  Melania Mazzucco, Limbo

La lettura non è un piacere sostitutivo

Rembrandt’s Mother Reading (c. 1629). Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Dutch painter and engraver, 1606-1669). Wilton House, Wiltshire, England

Nuovi saggi critici, di Roland Barthes

A cosa serve dunque la letteratura? A cosa serve dire gatto giallo invece di gatto randagio? Definire la vecchiaia viaggiatrice della notte? Parlare delle palizzate formate dagli aranceti di Valenza a proposito di Retz? A cosa serve la testa mozzata della duchessa di Montbazon? Perché trasformare l’umiltà di Rancé (del resto dubbia) in uno spettacolo munito di tutta l’ostentazione dello stile (stile d’essere del personaggio, stile verbale dello scrittore)? Questo insieme di operazioni, questa tecnica, alla cui incongruità (sociale) bisogna sempre far ritorno, serve forse a questo: a soffrire di meno.
Roland Barthes, Nuovi saggi critici