mercoledì 12 febbraio 2014

12 febbraio 1951: il matrimonio della principessa triste


12 febbraio 1951: all'età di 19 anni, Soraya Esfandiyari, la futura "Principessa triste", sposò lo Scià di Persia Mohammad  Reza Pahlavi a Teheran. Il loro matrimonio ebbe fine il 6 aprile 1958,  quando lo Scià la ripudiò perchè non avrebbe potuto dargli dei figli. Lo stesso Scià diede annuncio della separazione pubblicamente e visibilmente affranto. Nonostante il matrimonio combinato fosse sfociato in una grande passione, come ammise la stessa Soraya nell'autobiografia Il palazzo della solitudine ( scritta nel 1991), la sua vita a palazzo era molto difficile e faticosa, a partire dalla lontananza continua del marito, fino alla generale condizione che soffriva in quanto donna. La principessa era vittima di una discriminazione ben lontana dallo stile di vita che aveva vissuto in Europa, dove aveva sognato di fare l'attrice. A complicare la situazione, vi era la notevole pressione che subiva dalla famiglia reale, ansiosa di vedere assicurato un erede al trono





Andrea Barbato (Roma, 7 marzo 1934 – Roma, 12 febbraio 1996)

Il 12 febbraio 1996 moriva Andrea Barbato, un gran signore del giornalismo italiano


Jean Renoir (Montmartre, 15 settembre 1894 – Beverly Hills, 12 febbraio 1979)

Il senso di quello che si fa si scopre solo dopo averlo fatto.
- Jean Renoir






Il garofano rosso, di Elio Vittorini

"Ed alzai le mani, in un istintivo gesto d'angoscia, come ad esprimere il senso di vuoto che mi desolava l'anima. Ma le mie parole non dicevano nulla di vero. E sentivo che quel vuoto non veniva dalla fine improvvisa che aveva cancellato lei, la donna bionda, e ch'era invece un vuoto più antico, a cui sarei giunto in ogni modo appena mi fossi trovato fuori dalla casa delle mie notti di febbre e di desiderio. Era il vuoto di ogni volta che avevo lasciato lei per tornare al mio vecchio mondo di ragazzo e che ogni volta avevo creduto di riempire correndo di nuovo a lei: il vuoto dell'amicizia perduta, e del bene che non avevo detto".
- Elio Vittorini, Il garofano rosso



Il garofano rosso, apparso su "Solaria" nel 1933 - 1934, ma in volume soltanto nel 1948, con l'aggiunta delle parti che la censura fascista aveva fatto sopprimere non per ragioni politiche ma moralistiche, è un romanzo di iniziazione alla vita, al sesso e alla politica di un un gruppo di ragazzi che vivono come un'avventura giovanile anche il Fascismo, fra curiosità, interesse e diffidenza. L'azione si svolge a Siracusa nel 1924: il protagonista, Alessio Mainardi, è un giovane liceale che si innamora di una compagna di scuola, Giovanna, da cui riceve in pegno un garofano rosso. A questo amore spirituale segue una passione più sensuale per una prostituta, Zobeida, alla quale il ragazzo regala il garofano rosso. Ma Zobeida viene arrestata per possesso di droga, mentre Alessio viene a sapere che Giovanna lo ha tradito con l'amico Tarquinio Masseo.
Vittorini ha la capacità di far lievitare la vicenda adolescenziale in un mito luminoso della memoria ( molti sono gli elementi autobiografici del romanzo): al di là della descrizione realistica, gli eventi assumono un valore esemplare ed assoluto, come fuori dal tempo.

Uomini e no, di Elio Vittorini

"L'uomo, si dice. E noi pensiamo a chi cade, a chi è perduto, a chi piange e a chi ha fame, e a chi ha freddo, a chi è malato, e a chi è perseguitato, a chi viene ucciso. Pensiamo all'offesa che gli è fatta, e la dignità di lui. Anche a tutto quello che in lui è offeso, e ch' era, in lui, per renderlo felice. Questo è l'uomo."
- Elio Vittorini, Uomini e no



Proprio nel periodo più drammatico della guerra di Liberazione, tra la primavera e l'autunno del 1944, Elio Vittorini scrive "Uomini e no", romanzo ambientato nel clima della Resistenza che si combatteva a Milano nel 1944 ed è imperniato sulla vicenda storica ed esistenziale di Enne 2, un partigiano che va alla ricerca di se stesso, interiormente travagliato da un amore impossibile per una donna e sensibile al dramma dei tempi. Dopo l'armistizio e la fuga da Roma del re e del governo, i tedeschi hanno occupato l'Italia settentrionale. Milano vive sotto l'incubo dei rastrellamenti e delle repressioni fasciste guidate da Cane Nero. Enne 2 è ricercato in quanto ideatore di più attentati contro i nazisti, però è stanco di fuggire. Ha perso tanti compagni, il prezzo della lotta è stato troppo alto, ma l'odio nei confronti della barbarie efferata da Cane Nero non è diminuito. Circondato in una casa da Cane Nero e dai suoi uomini, questa volta non fuggirà. Lo ucciderà e poi cadrà da un uomo sotto il fuoco dei fascisti.
Il linguaggio usato dall'autore si articola su due piani, corrispondenti a due diversi registri psicologici; da un lato, il dialogato secco ed essenziale, fatto di battute brevi e concise, spesso ossessivamente ripetute, espressione di un reale crudo ed oggettivo; dall'altro, gli interventi in corsivo, dall'andamento fortemente lirico e spesso oracolare, animati dall'umanesimo integrale di Vittorini, che guardano alle offese subite dal mondo cono occhio dolente e intriso di pena per gli uomini.

Conversazione in Sicilia

"Avevo comprato a Villa San Giovanni qualcosa da mangiare, pane e formaggio, e mangiavo sul ponte, pane, aria cruda, formaggio, con gusto e appetito perchè riconoscevo antichi sapori delle mie montagne e persino odori, mandrie di capre, fumo d'assenzio, in quel formaggio".
- Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia









Conversazione in Sicilia

"Ragazzo, uno non chiede che carta e vento, ha solo bisogno di lanciare un aquilone. Esce e lo lancia; ed è grido che si alza da lui, e il ragazzo lo porta per le sfere con filo lungo che non si vede, e così la sua fede consuma, celebra la certezza. Ma dopo che farebbe con la certezza? Dopo, uno conosce le offese recate al mondo, l'empietà e la servitù, l'ingiustizia tra gli uomini, e la profanazione della vita terrena contro il genere umano e contro il mondo. Che farebbe allora se avesse pur sempre certezza? Che farebbe? uno si chiede. Che farei? mi chiesi".
-Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia