mercoledì 14 maggio 2014

L'italiano: lezioni semiserie

Conosco ragazze che considerano il congiuntivo più sexy di un orologio di lusso o di un pantalone firmato.
– Beppe Severgnini, “L’italiano: lezioni semiserie”


Vittorio Gassman a Giorgio Soavi

La parola è mercuriale, mutevole e relativa; fragile al punto di doversi difendere nel tempo per eternare, di contrabbando, i suoi messaggi: ecco il significato di Babele, ecco la parola criptica delle predizioni secolari, dei profeti, della rivelazione religiosa.

La parola è un vino raro che mal tollera il viaggio.

Una lingua straniera è una bandiera di quarantena, una poesia tradotta è un’altra poesia.

La parola è cifrata: i tecnici della linguistica ci spiegano che si può parlare solo a chi possiede il codice del cifrario, cioè si parla solo a chi sa già che cosa gli diciamo. Dunque la parola è al di sopra della semplice comunicazione, è un faticoso patto-sfida fra gli uomini.

Vittorio Gassman a Giorgio Soavi
Lettere d’amore sulla bellezza


Cose che nessuno sa

“Intelligente: viene da “intus” più “legere”:”leggere dentro”. La persona intelligente è quella che sa guardare dentro le cose,dentro le persone,dentro i fatti. Diceva che non è questione di fare tante esperienze,ma di sapere cogliere il succo di quelle che si fanno.”
— Alessandro D'Avenia, "Cose che nessuno sa"

Massimo Gramellini

Le donne non si conquistano con le corde vocali, ma con gli orecchi. Noi maschi sprechiamo tempo a rintronarle di battute memorabili, quando l’unica cosa che ci chiedono è di prestare attenzione ai loro pensieri.
– Massimo Gramellini

Poesia senza titolo, di Jacques Prèvert

Poesia senza titolo di Jacques Prévert
Un uomo e una donna 
non si sono mai visti
Vivono ben lontani l’uno dall’altra 
in diverse città 
Un giorno leggono
la stessa pagina in uno stesso libro
nel medesimo tempo
e medesimo secondo
del primo minuto
della loro ultim’ora
esattamente.


Roberto Benigni

“Ho come l’impressione, guardandomi attorno, che gli adolescenti, oggi, perdano la verginità all’età in cui io mi divertivo a nutrire i ragni ma, ascoltando i loro discorsi, temo che moriranno vergini d’amore.”
— Roberto Benigni
 

La parola si fa gesto

Dobbiamo modificare il nostro modo tradizionale di parlare che, per lo più, si rivolge all’altro attraverso un senso già codificato, presunto neutrale e universale. Rivolgersi all’altro in quanto altro richiede parole inedite e in qualche maniera uniche, come è sempre nuovo e unico l’incontro con un altro. Richiede anche parole che esprimono, e si indirizzano, a un essere globale, con la propria sensibilità, il proprio corpo. Non si tratta dunque di ripetere un discorso già esistente, ma di creare un dire vivo, direi poietico, che chiama l’altro ad entrare in relazione qui e ora. La parola allora si fa gesto, un gesto che tocca l’altro e lo implica, pur rispettando la sua singolarità. Il che esige che sia mantenuto, in se stessi e fra i due, un silenzio che preservi la dualità dei mondi e delle soggettività, e fornisca un luogo dove possa nascere una parola nuova.
(Luce Irigaray)